domenica 27 aprile 2014

Istigazione al Suicidio

Il Terzo Lato Del Vinile - Il Sito

Dopo l'addio dai Black Sabbath, Osbourne dà vita alla sua avventura da solista, è il 20 settembre 1980 data di uscita del suo primo lavoro Blizzard of Ozz. Chiamata come il disco in questione e in seguito semplicemente Ozzy Osbourne, il cantante recluta per la sua prima band il giovane chitarrista Randy Rhoads, il tastierista Don Airey, il batterista Lee Kerslake e il bassista Bob Daisley. Il risultato è strabiliante, un disco straordinariamente godibile, una miscela di paura definita in seguito come uno dei suoi lavori più riusciti, un vinile storico per l'hard rock e l'Heavy Metal, il grande Osbourne è uscito infatti dagli anni settanta come una delle icone del suo genere. Questo album contiene molti pezzi diventati pietre miliari della discografia di Ozzycome I don't Know, Crazy Train, Goodbye to Romance, Mr. Crowley, Relevation (mother Earth), spesso conosciute anche da chi non ascolta musica heavy metalUn disco tanto bello quanto straordinariamente spaventoso.



Il 26 ottobre 1984, a quattro anni dall'uscita dell'album, a Indio in California, il diciannovenne John McCollum, viene ritrovato morto nel letto di casa sua, dopo essersi suicidato con un colpo di pistola calibro 22 alla testa. I genitori del ragazzo cercano una ragione per il gesto, e puntano subito il dito contro l'ex membro dei Sabbath, Ozzy Osbourne. Infatti John aveva ascoltato la musica di Ozzy nei giorni precedenti e sopratutto, si era soffermato ripetutamente sulla canzone Suicide Solution, contenuta per l'appunto nel disco Blizzard of Ozz, scritta a tre mani da Osbourne, Daisley e Rhoads, in memoria del cantante degli AC/DC Bon Scott, morto per avvelenamento d'alcol, un atto autodistruttivo paragonabile al suicidio. I McCollum sono convinti a impressionare la mente del figlio, che aveva un carattere molto instabile, è stato Ozzy, che del resto è accompagnato da una fama sinistra che lo vede come "Il principe delle tenebre". Viene fatta una causa nei confronti del cantante e nei confronti della casa discografica CBS, nel 1986 Ozzy si deve difendere davanti al giudice, dall'accusa di "Annebbiare le menti dei ragazzi". Dovranno passare altri due anni di battaglie legali, perché un tribunale Californiano stabilisce che nella canzone non ci sono inviti a tentare il suicidio.


Non posso che ringraziare Andrea per avermi dato la possibilità di ascoltare un vinile semplicemente stupendo che a circa 23 anni dalla sua pubblicazione, Blizzard of Ozz ha venduto oltre 10.000.000 di copie vincendo 2 dischi d'oro e 5 dischi di platino, continuando tutt'ora a stupire e forse "ad annebbiare" le menti di chi lo ascolta.



 (dafretburner94)



    TRACCE:

    1. I Don't Know (OsbourneRhoadsDaisley) 5:16
    2. Crazy Train (Osbourne, Rhoads, Daisley) 4:50
    3. Goodbye to Romance (Osbourne, Rhoads, Daisley) 5:33
    4. Dee (Rhoads) 0:50
    5. Suicide Solution (Osbourne, Rhoads, Daisley) 4:16
    6. Mr. Crowley (Osbourne, Rhoads, Daisley) 4:55
    7. No Bone Movies (Osbourne, Rhoads, Daisley, Kerslake) 3:52
    8. Revelation (Mother Earth) (Osbourne, Rhoads, Daisley) 6:08
    9. Steal Away (The Night) (Osbourne, Rhoads, Daisley) 3:28

    Tracce Bonus (edizione 2001)

    • 10. You Lookin' At Me Lookin' At You (Osbourne, Rhoads, Daisley) 4:16

    Formazione


    Altri musicisti (edizione 2001)

    Set list per il Blizzard of Ozz Tour (prima tappa - Regno Unito)

    Set list per il Blizzard of Ozz Tour (seconda tappa - Stati Uniti/Canada)



    giovedì 17 aprile 2014

    Il Terzo Lato Intervista Gli Heretic's Dream





    Due persone Francesca Di Ventura, voce degli Heretic's Dream ed io, co-inventore del Terzo Lato Del Vinile. Due capitali, Londra dove vive da quattro anni, e Roma dove i miei vinili stanno invadendo almeno il mio quartiere.

    Undici domande come undici sono le tracce di Walk The Time, secondo lavoro musicale degli Heretic's Dream, un disco dalle straordinarie qualità emotive e concrete, che ha saputo mischiare più generi in un sound di forte impatto.

    1//Walk The Time ha spaccato in due la critica: c’è chi lo ha stroncato fin da subito e chi lo ha elogiato al massimo. A distanza di sei mesi dalla sua pubblicazione quanto sei soddisfatta di questo lavoro, quali, secondo te, sono i punti di forza e i punti deboli. Ti faccio questa domanda perché anche il tempo ha le sue variabili e magari ciò che pensavi fosse perfetto ti sembra diverso, o la parte più debole diventa la migliore.

    Una bellissima domanda. Riguardo la critica è proprio così: o lo ami o lo odi. Sono state poche le critiche negative ma quelle che ci sono state sono state molto negative. Le altre recensioni non buone sono provenute da giornali metal, proprio di settore e, noi, non siamo prettamente metal, in linea di massima se c’è un aspetto negativo e che noi ci definiamo metal, per alcuni aspetti che la nostra musica ha, come le chitarre scure e l’utilizzo del doppio pedale, però abbiamo anche altre influenze più pop e rock, soprattutto io che ho un background diverso dagli altri ragazzi. Chi cerca un classico disco metal può storcere il naso di fronte al nostro disco.
    È vero il tempo cambia anche la nostra stessa percezione del disco. Oggi lo ascolto, ci sono ancora tante cose belle, ma oggi, dopo sei mesi, avrei sicuramente cose diverse da dire. Anche nei testi sarei meno introspettiva e più solare, perché in questo momento la mia vita lo è di più rispetto a sei mesi fa, quando venivo da un periodo estremamente pesante di giudizi sociali, che ha decisamente inciso nel modo di scrivere i testi. La nostra percezione della nostra musica non è affatto legata alle recensioni, non ci sentiamo persone migliori quando la recensione è ottima e viceversa. Sicuramente se ci sono delle critiche positive o negative è giusto rifletterci. L’aspetto sul quale dobbiamo lavorare è quello di indicizzare di più la nostra musica perché in questo momento il mercato nostro è troppo largo. Non avendo un genere specifico si fa fatica ad indirizzare questo disco agli appassionati di… perché non ha un genere particolare. Ci abbiamo messo un po’ troppa roba dentro. La critica che ci viene mossa spesso, e che troviamo probabilmente giusta,  è di cercare una linea di scrittura più univoca e di seguire un certo filone.

    2//La vostra storia, nata in Inghilterra ma di cuore italiano, mi ha fatto venire in mente il libro “Straniero in terra straniera” di Robert A. Heinlein, in cui un umano cresciuto da alieni ritorna sulla terra ed in pratica non conoscerà mai il significato della parola casa. Cito questo libro perché probabilmente ha anche ispirato due omonime ma diversissime canzoni intitolate proprio Stranger In a Strange Land, una degli U2 l’altra degli Iron Maiden. Quindi ti chiedo, quando senti “precaria” e “squilibrata” la vostra musica? Quando e dove è un bene o un male?

    Vivere in un paese straniero come l’Inghilterra non è semplice. Per quanto è un posto dove ci sono tantissime etnie è anche vero che il  patriottismo inglese li rende in qualche modo una popolazione molto chiusa. E’ vero che le frontiere sono aperte, ma la possibilità di integrarsi con la loro società sotto tutti i punti di vista non è una cosa scontata. Tant’è che qui la maggior parte degli italiani è relegata a lavori di bassa lega. E quando bisogna scegliere tra un inglese medio ed un eccellente italiano loro scelgono l’inglese medio. È una mentalità tipicamente isolana.  Però è anche vero che qui si ha un diverso approccio alla musica e questo ci ha aperto gli occhi, le persone vanno in giro ad ascoltare musica e si suona parecchio, i locali non ti stressano in base al numero di persone che porti. Ci si sente stranieri in terra straniera? Si, decisamente. La musica è alla fine la nostra casa, un linguaggio universale con il quale puoi comunicare ovunque tu sia. Ed è bellissimo.

    3//Musicalmente il disco è contaminato da svariate influenze, tuttavia in ogni canzone è molto marcato il suono della chitarra, come fosse una firma sulle canzoni. È un sound molto particolare che necessita di tempo per essere metabolizzato.
    Credo che le note, la chitarra e gli arrangiamenti siano frutto della vita vissuta.
    È come aprire un diario personale.

    Hai colto nel segno. Sicuramente la chitarra è estremamente presente perché la musica l’ha scritta Andrej Surace, che è il chitarrista e anche il mio compagno. La line-up della band ha avuto parecchie successioni, in due anni abbiamo cambiato sette batteristi e sei bassisti. Di conseguenza hanno solo partecipato agli arrangiamenti. Fondamentalmente i pezzi nascono da Andrej e la sua chitarra è preponderante.
    Il diario personale è una cosa bellissima… io dico sempre che questo disco è personale ma personalizzabile, perché parlo di mie esperienze personali che alla fine sono quelle di ogni essere umano, in cui ciascuno di noi ci si può riconoscere.

    4//Il titolo del disco è molto affascinante. Attraverso le canzoni che sembrano 11 cortometraggi registrati con 11 cineprese diverse su 11 pellicole diverse, si entra nella strana dimensione di Walk The Time.
    Il dizionario alla voce tempo risponde così: “durata misurabile di tutto cio che è; in senso più particolare la successione dei giorni fisici, una quantità che segue la ragion diretta dello spazio percorso”, ma anche “stato dell’atmosfera” e “stato del movimento”. Puoi dirmi qualcosa in più?

    Bella metafora! Walk The Time mi è venuto in mente perché in questo disco i testi parlano di esperienze di vita, di un percorso mio, e in generale di ogni essere umano fa percorrendo il proprio tempo. L’idea di camminare il proprio tempo è un’azione attiva. Non farti vivere, ma vivi tu. In prima persona. Che tu sia attivo nelle tue scelte. Fa che il tempo sia un’azione in cui sei attivamente coinvolto.  E che il tempo vada dove vuoi tu. Il tempo è stato in questo caso nove mesi, in cui ci è successo un po’ di tutto, sia nella band che a livello personale. Se c’è qualcosa che ritorna in tutti i testi è il giudizio sociale, di un compagno, di un padre, che mi è pesato tantissimo in questo periodo. Ed io ho trovato un mio modo personale di elaborare l’essere giudicati nelle proprie scelte.
    Abbiamo approcciato al disco con l’idea di fare qualcosa che non fosse noioso. Il metal è molto ripetitivo,  gira bene solo perché il tuo orecchio ci è già abituato. Noi vogliamo qualcosa di inatteso tra un pezzo e l’altro. Vogliamo che l’ascoltare tra un pezzo e l’altro dica: e adesso che cosa mi aspetta?

    5//I vostri testi sono ricchi di spunti, una canzone molto forte è The Next Level, che parla di razzismo e discriminazione, ed è una critica a certi aspetti della cultura inglese. Ti chiedo quanto razzismo avete sentito, anche in ambito musicale dato che molte critiche provengono dai blog più metallari, e quale sia il prossimo livello.

    Razzismo a livello musicale non lo vedo, abbiamo avuto le più belle recensioni da paesi come la Germania, la Grecia, il Belgio. Gli inglesi sono razzisti? Si, perché è il loro unico modo di sopravvivere, non amano la competizione, non si parlano in faccia, hanno un finto perbenismo che è solo una facciata e questo nel testo lo dico. Sono molto egoisti e molto poco comunicativi. L’inglese medio ha il suo circoletto e il resto del mondo può andare a quel paese. È una società in cui nessuno si ferma per darti una mano. In quattro anni che vivo qui il sentimento più forte è stato la solitudine, cosa che non accade a livello musicale, la musica è ancora divertimento.
    C’è un forte contrasto tra lo stato sociale e la musica.
    La canzone l’ho scritta in aereo quando tornavamo da un concerto in Italia per venire qui guardando il mio compagno che non riusciva a trovare lavoro nel suo settore, e si sentiva dire sempre le stesse frasi per giustificare il fatto che preferivano prendere un inglese piuttosto che un italiano. Questa canzone è stata un forte sfogo perché ho visto l’amarezza negli occhi di Andrej, una situazione inverosimile.

    6//Mi piace pensare che  Dreams Falling parli del confine tra realtà e sogno, di quello stato onirico di dormiveglia che storicamente hanno raggiunto svariati artisti nel tempo, per generare grandi invenzioni e grandi opere d’arte, come successe per le grandi avanguardie del novecento. È lì, in quel posto senza tempo che esce fuori l’arte ed in questo caso la musica?

    In realtà il pezzo è più concreto, più pragmatico. E parla della paura di non svegliarsi dopo un incubo. Sono d’accordo sul fatto che la musica è sicuramente frutto di una dimensione che non è quotidiana. È uno stato in bilico tra la follia e la sanità. È molto spesso un’esigenza per chi la fa, perché è l’unica forma di comunicazione di artista per esprimere sé stesso ed il proprio disagio

    7//Ho letto in un’altra intervista che sei una mamma, in Before The Storm si parla proprio di questo, dell’angoscia e della paura di avere una vita in grembo, e della voglia di diventare migliori per un figlio.
    Quanto senti di essere cambiata in meglio e cosa la nascita di un bambino ti ha insegnato?

    Quel testo parla del tema del giudizio. L’ho scritto perché soprattutto quest’anno mi sono sentita estremamente giudicata da persone a me molto vicine di sull’essere o meno una buona madre. Nessuno dovrebbe ergersi a giudice degli altri, ma questi giudizi mi hanno portato ad interrogarmi.
    Vedo mio figlio, ed è felice, è cresciuto nella musica e vedo tanta felicità, ed oggi mi rispondo che sono contenta delle scelte che ho fatto.
    La paura di essere incinta l’ho superata immediatamente perché c’era tanto amore verso questo bambino, il dover smettere di fumare subito, il vedere il mio corpo cambiare,  è stato bello. È qualcosa che fai facilmente se senti che ne vale la pena, ed io lo sentivo.
    Nel testo chiedo perdono a mio figlio se non gli sono stata sufficientemente vicino, anche se oggi ritengo di averlo fatto a mio.
    L’ho portato con me ai concerti, questa è una pratica comune per i musicisti. Non sta scritto da nessuna parte che un bambino che si addormenta alle otto cresca meglio di un bambino che partecipa attivamente alla vita dei genitori anche se è un po’ incasinata.

    8//Johnny Marr, ex chitarrista degli Smiths, nel suo album solista ha pubblicato New Town Velocity, una canzone che parla dell’impegno che ci vuole per trovare la giusta strada lungo le strade di una città che non ti aspetta, anzi va sempre più veloce.
    Quanto senti frettoloso il mondo contemporaneo e quanta fretta hai nel generare musica?

    Il mondo di oggi è sicuramente molto veloce, però non mi sento oppressa da questa rapidità, mi trovo abbastanza a mio agio in essa. Forse la vita che faccio qui, nel country side di Londra è troppo lenta, mi manca quella frenesia che è anche vitalità, che qui non c’è e talvolta mi sembra di stare in un mondo confezionato insieme a dei robot in cui tutti è a certi orari e non succede niente di nuovo. Io sono più per una vita più attiva.
    La fretta per la musica l’ho avuta solo tra il primo e il secondo disco. Perché il primo disco a noi stessi della band non piaceva, l’abbiamo registrato in uno studio inglese indie e r&b, generi che vanno tantissimo qui, e non suonava metal per niente, sembrava un ottimo disco live. Volevamo masterizzarlo da un’altra parte ma non ne abbiamo avuto il tempo: è arrivata la casa discografica e tutto è andato in  fretta. E in quel disco veniva giustamente criticata la produzione  poco curata. La mia voglia di riscatto era dimostrare di saper fare un disco di musica migliore di quello. Abbiamo scelto uno studio di registrazione a Roma specializzato per il genere metal, abbiamo avuto il tempo che volevamo per il suono, anche in questo caso avevamo delle scadenze e problemi con alcuni membri della band, ma in quel momento ho sentito proprio il momento di fare musica. Di dimostrare che questa band sa fare di più.  Il primo era un disco con bei pezzi peccato che non è stato curato.

    9//Il vostro disco è molto death metal e hardcore, ma anche goth-rock e in alcuni tratti si sentono gli echi del post-punk. Quali gruppi avete come riferimento, e secondo te quale genere prevale?

    Direi che il metal prevale, è il raccordo tra tutti gli elementi. Andrej viene dal trash e dal death. Carlo, l’altro chitarrista, dal goth female fronted band. Il batterista al tempo delle registrazioni ascoltava molto i Red Hot Chili Peppers e i Symphony X. Io sono la voce fuori dal coro dato che sono cresciuta con Madonna, Depeche Mode, Roxette e il pop anni ottanta e novanta, e  probabilmente si sente sia nel mio stile vocale che non è la classica voce drammatica delle cantanti metal e sia nelle melodie che sono più pop, con un chorus più accattivante, tipico degli anni ottanta.
    Non creare un genere pensavamo fosse un punto di forza, ma nel metal non paga. Ci sono troppe regole non scritte. Addirittura per il prossimo disco pensavamo a qualcosa di acustico.
    Il metal può essere una recinto ed io piuttosto che rinchiudermi in una gabbia dorata preferisco sentirmi libera e volare in alti orizzonti.

    10//Un gruppo rock nell’underground di Roma si chiama “Not For Money”, quanto la variabile economica è importante per la longevità di una band? Dalla vostra storia cosa senti di aver imparato? Che consigli daresti ai nuovi gruppi emergenti?

    Per fare musica di una certa qualità, del video, della registrazione, i soldi vanno spesi. Il mio consiglio è che i soldi meglio spesi sono per l’ufficio stampa, che ti aiuta per la promozione, per le interviste, i passaggi radio, le news… noi abbiamo un ottimo ufficio stampa che è la safandsound in Italia, uno in Europa e uno in Inghilterra. Se dovete uscire con un disco fatelo con qualità. Noi, come detto, ci siamo un po’ pentiti della qualità del primo disco… un buon biglietto da visita è importante. Meglio aspettare di avere dei soldi e fare una buona registrazione piuttosto che una mediocre. Se si hanno dei soldi in più vanno investiti nell’ufficio stampa, qualcuno che ti aiuti a diffondere la tua musica. Oggi i gruppi mettono un video su youtube e sperano. Non è così semplice.
     Una band senza ufficio stampa è come una bellissima macchina senza ruote. Non si va da nessuna parte.

    11//Abbiamo creato questo blog perché grandi appassionati del long playing. Che rapporto hai con il vinile e che ne pensi della diffusione musicale moderna? Pensi davvero possa aumentare l’ampiezza di pubblico o è una biblioteca di Babele?

    Il vinile è una meraviglia. Di dischi ne ho molti, dagli Europe ai Chicago a Barbra Streisand, mio padre ne portò molti quando nell’ottanta tornò dall’America. Ci tengo tanto ai miei dischi, ai 45 giri che correvo a comprare. Il vinile secondo me è molto romantico. L’analogico in generale è romantico. Però il metal non se lo potrà mai permettere, le registrazioni in analogico cozzano con il concetto del metal moderno.
    Il cd secondo me andrà a morire. La nostra casa discografica mi diceva proprio questo: i dischi non si vendono più. Ora si vende solo il singolo pezzo sulle piattaforme online. La gente non compra più un disco, si preferisce il singolo pezzo. Anche il nostro mercato dice questo.. Abbiamo venduto il disco, ma molto di più singoli. Per me è qualcosa di rischioso.
    Un disco è un libro e tu comprando un capitolo non hai l’interezza della storia.

    L’intervista è ufficialmente finita. Grazie!

    Grazie a te. Devo dire che è stata proprio una bella intervista in cui ho imparato anche io qualcosa!


    Intervista di Davide Di Cosimo




    Heretic's Dream - Walk The Time (2013)

    Outcasted
    Chians Of Blood
    Behind The Mirror
    Dreams Falling
    Believed In You
    Shockwave
    Fighiting Time
    Connections
    The Broken Silence
    Before The Storm
    The Next Level




    ROCK AND ROLL

    Il Terzo Lato Del Vinile - Il Sito






    sabato 15 marzo 2014

    Velvet - Storie

    Il Terzo Lato Del Vinile - Il Sito


    Partiamo dalla storia di questo gruppo romano. I Velvet si formano nel  1998 di fronte ad un locale a cui rubano il nome. Raggiungono il successo grazie all’ironica Boy Band nel 2001, canzone che fa il verso ai gruppi inglesi e americani molto di moda fra i giovani (vedi Backstreet Boys e Take That), nel primo disco, Versomarte, sono contenute anche altre canzoni da ricordare, come il singolo d’esordio Tokio Eyes e la struggente Nascosto Dietro Un Vetro. Ma la parodia e l’ironia di Boyband non è compresa da tutti, anzi gli si ritorce contro, il messaggio viene scambiato per una dichiarazione d’intenti a nuova boyband italiana.
    Il secondo disco Cose Comuni rimette un po’ sui binari giusti il discorso grazie alla straordinaria e quanto mai rock Funzioni Primarie, alla collaborazione con Edoardo Bennato per Una Settimana, Un Giorno e a canzoni meno famose ma ugualmente importanti come Cose Comuni o Vampiri. Il disco però gioca un po’ troppo tra il rock e il pop,  si sentono ancora gli echi da boyband come in Perfetto Perdente e in Versomarte.
    Con 10 Motivi si lasciano davvero il passato alle spalle e riescono a scrivere una delle più belle canzoni italiane contemporanee, Dovevo Dirti Molte Cose, presentata al festival di Sanremo, e Ti Direi.

    L’omonimo album del 2007 presenta un’altra perla, Tutto Da Rifare, anch’essa presentata a Sanremo, e subito dopo, probabilmente all’apice della loro carriera, decidono di autoprodursi con un’etichetta indipendente.
    Nel 2009 esce Nella Lista Delle Cattive Abitudini in cui il sound è più che mai british e rock, in cui forse la band ha raggiunto una propria indipendenza artistica e riesce ad esprimersi nel modo più congeniale, il disco venne anche stampato in vinile in mille copie.
    L’anno dopo esce Le Cose Cambiano 2000-2010, anticipata dal meraviglioso singolo Normale, in cui tutti i brani sono riarrangiati nella recente chiave. Acquistano un altro valore anche i brani più famosi come Dovevo Dirti Molte Cose e Ti Direi.
    Dopo tante sperimentazioni forse il gruppo ha raggiunto la definitiva maturità artistica.

    Perdonate questo excursus ma secondo me era necessario, si parla spesso dei Velvet con troppa superficialità.
    Arriviamo ai giorni nostri. Al 3 marzo 2014, il giorno dell’uscita di Storie.

    Un piccolo capolavoro della musica alternativa italiana. Un vero e proprio concept album sulla parola storie, in cui in ogni canzone si parla di una storia.
    Ma pensateci bene, storia, è una parola che ha molteplici significati. Può riferirsi ad una storia d’amore o di amicizia. Ad una storia raccontata e magari inventata. Alla storia politica di un paese. A questo periodo storico. Alla voglia di conoscere nuove storie. Alla storia di un percorso di vita che ha portato ad una nuova storia.
    Tra le canzoni si susseguono tutte le declinazioni delle storie, con un sound finalmente perfetto, meno elettronico e più elettrico.
    La prima canzone del disco e primo singolo, Una Vita Diversa, vede la collaborazione al testo di Federico Dragogna dei Ministri, e, secondo me, è il degno proseguimento di Funzioni Primarie, parla di come ci si senta diversi dalla massa e di come siamo costretti a conviverci per forza di cose e per nostra natura.
    Vorrei poter dire che è la canzone più bella del disco ma ogni traccia si lega perfettamente all’altra senza esserne il proseguimento.
    Questo disco è come una rotonda in cui si incontrano dieci strade provenienti da storie diverse.
    Bellissima ed emozionante è anche la seconda traccia, Scrivimi Quello Che Fai, arricchita dalla tromba di Fabrizio Bosso e la storia parla d’amore (Non importa come finirà/ Scrivimi quello che fai/ Roma era più bella con te/ Forse un giorno tu mi mancherai/ Come non mi sei mancata mai/ Roma era più bella con te/ Il caldo porta via i pensieri/ Cancellare una storia per scriverla di nuovo).
    La Razionalità, brano uscito come singolo l’anno scorso, è forse uno dei fuochi di queste storie. La continua ricerca di razionalità ti porta a vedere le cose in un modo, ma poi bisogna fare i conti con l’istinto e le sensazioni.  E la storia cambia in un attimo e non torna più come prima, poi ci ripensi, poi ti ascolti  e vai avanti o torni al punto di partenza (La razionalità non fa per me/ Fingo di starci dentro/ Ogni giorno un tormento).
    Eravamo Io e Te, titolo che si ispira ad uno dei versi di Normale, è il racconto di una storia passata in un tono più documentaristico che emozionale (Non avevamo risposte io e te/ Ma mondi interi e parole da spendere/ Sai quelle storie che non girano/ Basta una penna/ E le posso riscrivere/ Non chiedevamo poi molto io e te/ Noi volevamo soltanto una vita meravigliosa/ Eravamo io e te/ Due storie perse nella stessa polvere).
    Cento Corpi è invece un dialogo interiore in toni critici e forse anche questo è un altro fuoco. Perché prima di rimanere toccato di fronte alle storie quotidiane e con le altre persone dobbiamo fare i conti con quello che siamo, scavando dentro di noi fino a conoscerci (E mi ritrovo qui/ Con la mia verità/ Un comandante col suo ultimo soldato/ La guerra è stata dura ma tu non hai tremato).
    I Perdenti E Gli Eroi è la voglia di andare avanti ricordandosi di avere sempre degli obiettivi nella vita, mentre Storie, il pezzo più rock, è la voglia di storie, di farsele raccontare, di scriverle, di ascoltarle o di buttarle.
    Mentre Fuori Piove parla di come siamo distanti da una persona vicina a noi. Del momento in cui smetti di dare consigli e di prenderti troppo a cuore i problemi altrui aspettando che ognuno faccia il suo percorso (Ma io non ti fermerò/ E non ti inseguirò/Ma ti risveglierò/ Ma ti raccoglierò/ Quando avrai il naso rotto dal muro).
    Evoluzione è un mix di citazioni vecchie e nuove di politici e di persone comuni, un monito per questo paese che dovrebbe ribellarsi (Bisogna prendere il denaro dove si trova/ Tra i poveri/ Ne hanno poco ma sono in tanti/ Davanti ai nostri drammi ci siamo noi, inermi/ Dietro ai nostri drammi ci siete voi, indenni/ Meglio un’anarchia di intelligenti/ Che una democrazia di stupidi/ Forse ti stai solo abituando a stare male).
    Chiude tutto Goldfinger, una cover degli Ash, un gruppo brit-pop nordirlandese, e forse è la giusta conclusione, perché nelle influenze dei Velvet, nella loro storia, c’è sempre stata poca musica italiana e tanto brit-pop.

    Sono sempre stato un grande fan di questa band, ma Storie ha stupito anche me, onestamente non pensavo che i Velvet potessero fare un disco così importante.
    Prima d’ora il loro miglior disco rimaneva la raccolta Le Cose Cambiano, e dopo anni di silenzio pensavo avessero spento la loro fiamma.
    Ma, oltre ai testi e alle storie, hanno raggiunto un suono perfetto.
    Le chitarre sono al centro della scena.
     È un disco col giubbotto di pelle.

    Penso che nemmeno l’autoproduzione e quindi la minor visibilità in radio e in televisione possa fermare o tantomeno sminuire il valore di questo album.
    A voi non resta che ascoltarlo!

    ROCK AND ROLL

    Voto: 10/10


    Velvet – Storie (2014)

    Una Vita Diversa
    Scrivimi Quello Che Fai – feat. Fabrizio Bosso
    La Razionalità
    Eravamo Io e Te
    Cento Corpi
    I Perdenti e Gli Eroi
    Storie
    Mentre Fuori Piove
    Evoluzione
    Goldfinger


    Velvet:
    Alessandro Sgreccia
    Pierfrancesco Bazzoffi
    Giancarlo Cornetta

    Pierluigi Ferrantini




    sabato 1 marzo 2014

    "Grattare via la buccia lentamente e..." Andy Warhol

    Il Terzo Lato Del Vinile - Il Sito

    "Quando Lou e io lavoravamo insieme, io abitualmente suonavo il piano e lui ci provava e lui ci provava sopra tutte le versioni che aveva in mente. Non collaborai ai testi per nessuna delle sue canzoni, mentre lui lo fece per alcune delle mie. Collaborammo un po' in Sunday Morning e Black Angel's Death e, successivamente, in Lady Godiva's Operation. 
    In maggioranza il materiale veniva scritto ma di solito ne restava una piccola parte da definire, cosa a cui ci pensava Lou."
    John Cale




    The Velvet Underground & Nico (The Banana Album)
     si presenta da solo, talmente importante che se ne parla anche nei test d'ammissione all'università, nei quali noi del Terzo Lato siamo stati fortunatamente avvantaggiati.

     Per questo pensiamo sia giusto parlarvi di quello che realmente abbiamo tra le mani, ovvero le tre diverse copie di un album che ha rivoluzionato un certo genere di musica.
    Questo disco, dal 12 marzo 1967, quando vennero rilasciate le prime copie, ha rivoluzionato la musica alternative, scena all'epoca ancora inespressa, che dopo il punk americano dei Ramones, si trasferì in Inghilterra, con i Sex Pistols e i Clash e fu portata avanti dai Police, i Cure, Joy Division, dagli Smiths, Dire Straits, per giungere ai Simple Minds, e infine agli U2.

    La diffusione di questa pietra miliare ha incontrato svariati intoppi. Sulla copertina delle prime copie compariva solo la firma dell'artista Andy Warhol, ma vennero subito ritirate per l'alto costo della stampa adesiva della banana. 
    Per la successiva stampa ci furono problemi legali con il ballerino Eric Emerson, per i diritti della fotografia sul retro, e l'album venne di nuovo ritirato dal mercato, per cui nelle successive copie verrà annerita la sua immagine.
    Il disco ha quindi avuto un percorso lungo e tortuoso con numerose e diverse pubblicazioni e ristampe, che però non gli ha impedito di giungere nelle nostre collezioni in ben tre copie.

    Il primo vinile comparso sui nostri scaffali è un picture disk ristampa del 2010 della Back To Black,
    fedele all'originale per i brani, di grande impatto visivo con, sul lato A, l'immagine della copertina del disco originale e il nome della band, e sul lato B, l'immagine della banana "spellata" insieme ai credits e alla scaletta. 
    Questa copia da inoltre la possibilità tramite un codice, di scaricare dal sito backtoblackvinyl.com la versione mp3 del disco.





    Il secondo vinile è un chiaro falso storico edito dalla Vinyl Lovers nel 2008. La banana in copertina è adesiva come quella ideata da Warhol e il nome della band è assente (come nella prima stampa), nel retro si vede chiaramente il profilo oscurato di Eric Emerson (come successe dalla terza stampa in poi).

    Il terzo vinile è stato trovato sorprendentemente a casa di un parente a seguito di continue insistenze, perché probabilmente è il più raro di tutti e tre. Infatti tramite il codice sul retro, abbiamo scoperto essere una  copia originale inglese del 1971.
    Le differenze con quella del 1967 stanno proprio nella banana, che non è adesiva e quindi manca della sua parte interna. Il disco pubblicato dalla MGM riporta comunque le scritte della Verve (prima etichetta discografica), ovviamente Eric Emerson è solo una gigantesca ombra nera sopra Lou Reed e gli altri.

    Aldilà del valore musicale, che abbiamo omesso, in quanto conosciutissimo e sul quale sono già stati spesi fiumi di inchiostro, The Velvet Underground & Nico , è un vinile da tenere nella propria collezione a prescindere dai gusti musicali, in quanto disco icona della musica di tutti i tempi.

    "I dischi dei Velvet Underground sono la storia delle persone che vi hanno suonato, il documento di una crescita di vita e non solo di musica: fra l'inizio e la fine, ci sono decine di storie di esperienze. Tutte le canzoni stabiliscono un collegamento, per non far sentire solo chi ascolta.
    Io penso che sia importante che la gente non si senta sola."
    Lou Reed



    The Velvet Underground & Nico (1967)

    Side 1
    Sunday Morning 2.53
    I'm Waiting For The Man 4.37
    Femme Fatale 2.35
    Venus In Furs 5.07
    Run Run Run 4.18
    All Tomorrow's Parties 5.55
    I'll Be Your Mirror 2.01

    Side 2
    Heroin 7.10
    There She Goes Again 2.39
    The Black Angel's Death Song 3.10
    European Son 7.47
    Chelsea Girls 7.24


                                                (pubblicato dall'utente youtube DeXtEr150187)



    PRODUCED BY ANDY WARHOL.
    EDITED AND REMIXED UNDER THE SUPERVISION OF TOM WILSON BY GENE RADICE & DAVID GREENE.
    ALL ARRAGEMENTS BY THE VELVET UNDERGROUND.
    ALL SONGS WRITTEN BY LOU REED EXCEPT SUNDAY MORNING E THE BLACK ANGEL'S DEATH SONG - LOU REED AND JOHN CALE
    EUROPEAN SON TO DELMORE SCHWARTZ - LOU REED, JOHN CALE, STERLING MORRISON & MAUREEN TUCKER
    CHELSEA GIRLS - LOU REED AND STERLING MORRISON

    VELVET UNDERGROUND & NICO:

    LOU REED - LEAD GUITAR, OSTRICH GUITAR, VOCAL
    JOHN CALE - ELECTRIC VIOLA, PIANO, BASS GUITAR
    STERLING MORRISON RHYTHM GUITAR, BASS GUITAR
    MAUREEN TUCKER  - PERCUSSION
    NICO  - CHAUNTEUSE