giovedì 10 ottobre 2013

The Smiths - Meat Is Murder


Non ho davvero nessuna intenzione di essere frainteso con le parole di questo disco. Un sacco di gente ha scritto, riguardo al primo album, dicendo cose che erano molto poetiche ed interessanti, ma assolutamente imprecise.

IPSE DIXIT Morrissey




Come spesso mi capita, il sabato pomeriggio sono da Edo. Ci prendiamo un caffè e parliamo di Terzo Lato. Tra i dialoghi trovo un libro di tante pagine e inizio a sfogliarlo. Ci sono tantissimi aneddoti sul mondo della musica e ne trovo uno su Johnny Marr, che riporto di seguito.

Londra, Inghilterra  - 23 febbraio 2010


L’ex chitarrista degli Smiths Johnny Marr, è al settimo cielo: davanti alle telecamere dellaBBC dichiara di aver ritrovato la sua sei corde preferita, una Gibson SG rosso ciliegia del 1964 (valore stimato 30mila sterline).
Era stata rubata dieci anni prima dopo un concerto. Il colpevole del furto, il trentottenne Stephen White preso grazie a una soffiata, ha raccontato alla polizia londinese di essersi intrufolato nel backstage del music club Scala (a Kings Cross) dopo un concerto nel 2000.
“Mi vergogno profondamente di quello che ho fatto”, ha dichiarato, “provo solo disgusto per me stesso”.
La chitarra di Marr è rimasta esposta nel salotto di casa White per tutto questo tempo, mostrata con vanto ed orgoglio a visitatori, amici e curiosi.
Come attenuante, il fan disonesto ha raccontato a polizia e media che, quella di dieci anni fa, era stata una notte di bagordi. Ricorda di aver ingerito un mix di antidepressivi, stupefacenti e alcol, e di aver (poco dopo) perso il controllo delle proprie azioni.
La scomparsa del suo strumento preferito aveva profondamente turbato Johnny Marr. Pur di riavere la sua Gibson le aveva provate tutte. Inclusa una lauta ricompensa per chi riusciva a fornire qualche informazione utile al ritrovamento. Poi la resa. Per anni, Marr è stato convinto che gli autori del furto fossero ladri professionisti e che la sua Gibson fosse ormai irrintracciabile. Venduta a chi sa chi e chi sa dove.
Oggi, la stringe tra le braccia come fosse una figlia.
È così felice da rinunciare a qualsiasi azione legale contro Stephen White che, per altro, viene condannato a duecento ore di servizi sociali.
Il 23 febbraio è un giorno fortunato per gli Smiths.
Esattamente venticinque anni fa (il 23 febbraio 1985) usciva MEAT IS MURDER (la carne è un delitto), un album che aveva portato la rock band di Manchester al primo posto delle classifiche inglesi. Paradossalmente, proprio in questo lavoro, gli Smiths prendono una posizione politica più radicale che mai. E lanciano la campagna “pro-vegetaria” annunciata dalla stessa title track e che vede Morrissey (vegetariano convinto) arrivare a proibire, al resto del gruppo, di farsi fotografare mentre mangiano carne.


Il libro, che consiglio a chi vuole scoprire tante curiosità sui personaggi della musica, si chiama Rock Files – 500 storie che hanno fatto storia di Ezio Guaitamacchi, ed è per me un buon pretesto per parlare di un altro disco a cui sono affezionatissimo, Meat Is Murder.

Il disco è una presa di posizione continua, a partire dalla copertina, un immagine tratta dal documentario In The Year Of The Pig di Emile de Antonio,del 1969. La scritta originaria sull’elmetto del soldato era Make War Not Love, poi modificata in Meat Is Murder. Nella versione LP la foto è ripetuta quattro volte, mentre in quelle CD e musicassette una volta soltanto.
Morrissey la spiega così: E’ il nesso che sento a proposito dei gruppi animalisti che drammaticamente non fanno alcun progresso perché la maggior parte dei loro metodi sono molto pacifici, escludendo una o due cose. Mi sembra che quando qualcuno tenta di cambiare le cose in maniera pacifica, in realtà sta solo perdendo il suo tempo. E mi sembra che ora come ora, l’immagine della copertina dell’album illustra, spero, l’unico modo che possiamo usare per sbarazzarci di cose come l’industria della carne, o come le armi nucleari, ed è davvero quello di dare alle persone un assaggio della loro stessa medicina.
Le incisioni su questo disco sono: ILLNESS AS ART e DOING THE WHYTENSHAWE WALTZ, Whitenshawe dovrebbe essere un posto molto familiare a Johnny Marr.

Le danze o meglio le riflessioni si aprono con The Headmaster Ritual, ripresa anche dai Radiohead, un attacco senza mezzi termini alla brutalità delle scuole di Manchester. Il testo ha dei riferimenti biografici e Moz in un’intervista del tempo confessa: Se facevi cadere una matita venivi picchiato a sangue. Era un clima molto aggressivo. Era come se l’unica attività degli insegnanti fosse quella di frustare gli allievi, cosa in cui riuscivano da esperti. Ed ancora: Ho frequentato una scuola che alla fine ha ottenuto l’attenzione generale per essere la scuola più brutale del paese per punizioni capitali. Era davvero una scuola assurda, frequentata da ragazzi della classe operaria, e la sola cosa che potevi fare erano lavori in legno. Naturalmente quando lasciavi la scuola andavi a lavorare in qualche fabbrica o giù di lì. Non c’era possibilità di parlare bene o di leggere libri. Ricordo una volta in cui agli allievi fu chiesto di scrivere del proprio libro preferito ed io scrissi del dizionario. Ricordo di essere stato quasi espulso per essere stato così perverso e ribelle. Era proprio quel tipo di scuola!



Rusholme Ruffians ha un testo ironico e crudele come solo lui riesce a scrivere. (The last night of the fair/By the big wheel generator/A boy is stabbed/And his money is grabbed/And the air hangs heavy like a dulling wine/She is famous/She is funny/An engagement ring/Doesn't mean a thing/To a mind consumed by brass (money)/And though I walk home alone/(I might walk home alone)).
Rusholme è una malfamata zona di Manchester vicino all’Università, e forse proprio per questo si pronuncia Rush-home, ovvero corri a casa.
Qualche anno più tardi il cantante spiega le particolari atmosfere di quel posto: Ricordo che ero ad una fiera a Stretford Road: era presto, le 5 del mattino, e me ne stavo vicino alla pista dell’autoscontro. Qualcuno mi venne addosso e mi diede una testata. Era molto più grande di me e anche più grosso. Rimasi stordito per almeno 5 minuti. Quello che trovo assurdo è il modo in cui si accettavano queste cose. Era proprio il tipo di cose che accadevano. Non credo che fosse perché io apparivo diverso all’epoca. Non c’era mai bisogno di una ragione vera.

I Want The One I Can’t Have, prima canzone al festival di Glastonbury del 2011, è l’insieme di incertezze e insoddisfazioni della vita delle persone, di piccoli crimini, di disagi, e di insignificanti desideri raggiunti
(A double bed/And a stalwart lover, for sure/These are the riches of the poor/A double bed/And a stalwart lover, for sure/These are the riches of the poor).



Dopo la stravagante parentesi di What She Said in cui una donna intellettuale sembra vedere il suicidio come l’azione più alta del romanticismo, i toni tornano serissimi con l’unico singolo del disco That Joke Isn’t Funny Anymore in cui uno dei due personaggi del dialogo ha paura di scherzare su temi piuttosto drammatici (When you laugh about people/Who feel so very lonely/Their only desire is to die/Well, I'm afraid/It doesn't make me smile).

Il secondo lato si apre con Nowhere Fast, una vera e propria poesia che lascia senza fiato per la sua verità, con un’ultima strofa meravigliosamente cruda e reale (And when I'm lying in my bed/I think about life and then I think about death/And neither one particularly appeals to me/And if the day came when I felt a natural emotion/I'd get such a shock I'd probably lie/In the middle of the street and die/I'd lie down and die). Questa canzone nei versi iniziali contiene un’oltraggiosa offesa alla Regina (I'd like to drop my trousers to the Queen/Every sensible child will know what this means).
Manca poco a The Queen Is Dead e Morrissey ha le idee chiarissime a riguardo: Per me c’è qualcosa di drammaticamente orribile in una persona che riesce a portare un vestito da 6.000 sterline quando nello stesso momento c’è gente che non può permettersi di comprarsi da mangiare. Quando la regine mette quel vestito il messaggio che sta mandando alla nazione è: io sono la maestà eccezionalmente dotata e voi siete degli zotici piagnucoloni. La stessa idea che le persone si interessino ai fatti relativi a questo vestito è un insulto enorme a tutta la razza umana.


Well I Wonder fu pubblicata anche come b-side del singolo How Soon Is Now, e si incentra sulla disperazione, sulla solitudine di un amore appena accennato. Il protagonista si domanda se il suo lui/lei possa mai accorgersi della sua esistenza.

Barbarism Begins At Home, il solo canale di comunicazione aperto per un sacco di genitori è la violenza, anche queste sono parole difficili da fraintendere e giungiamo all’ultima canzone, che però è il baricentro reale di questo disco, Meat Is Murder.
Tutto ruota intorno a questo concetto.
E’ una dichiarazione diretta. Di tutti i temi possibili esaminati, le persone sono ancora vagamente preoccupate circa il trattamento degli animali. Sembrano ancora credere che la carne è una sostanza particolare non collegata direttamente agli animali che girano in quel campo laggiù. La gente non si rende conto di quanto orribilmente e spaventosamente l’animale arriva al piatto.

Morrissey e gli Smiths rendono pubbliche le proprie idee e lo fanno senza mezzi termini o critiche velate. È tutto chiaro e dichiarato con molto stile e classe, ma i concetti sono crudi invitano a ribellarsi ad una violenza fisica e psicologica, gratuita e oligarchica, gestita da persone che non possono definirsi esseri umani.

BELLIGERENT GHOULS



Voto: 7/10

UK Album Chart: #1


The Smiths – Meat Is Murder (1985)

Side One
The Headmaster Ritual
Rusholme Ruffians
I Want The One I Can’t Have
What She Said
That Joke Isn’t Funny Anymore

Side Two
Nowhere Fast
Well I Wonder
Barbarism Begins At Home
Meat Is Murder


MORRISSEY voice
JOHNNY MARR guitars, piano
ANDY ROURKE the bass guitar
MIKE JOYCE the drums

Recorded at Amazon Studios, Liverpool and Ridge Farm, Surrey
Mixed at Island Studios, London
Winter 1984
Sleeve by Morrissey
Produced by The Smiths
Engineered by Stephen Street
Words by Morrissey
Music by Johnny Marr


Made in UK



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